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Storia di una bisbetica regia di Ciro Masella

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Davvero bello l’adattamento a cura di Sergio Ragni dello Shakespeariano “La bisbetica domata”.

La regia di Ciro Masella poi ne esalta i contorni vivacizzandone i dialoghi e dando grande profondità tetrale alla vicenda.

E’ interessante come Ragni alla maniera di Pirandello accenda le luci sull’intimo di Caterina per vedere la storia dal suo punto di vista. Ne esce una visione femminista della commedia, di un femminismo tuttavia dolce e che forse proprio perché scritto da un uomo di grande sensibilità non ha le connotazioni rivendicatorie e spesso acide che gli scritti di aperta matrice femminista a volte assumono.

Ogni passaggio della storia della “bisbetica”, che lo stesso Shakespeare stimolando il gusto dell’epoca evoca in chiave derisoria con termini anche scurrili, viene sistematicamente rovesciato componendo un quadro psicologico di una donna forte, consapevole e tuttavia rassegnata al volere di una famiglia interessata e di un marito avido e scaltro.

Tre sono le uniche attrici e sono tutte donne come nei film di Almodovar, Caterina la bisbetica che conduce da protagonista l’intera commedia e la sorella e la vedova che con talento e discrezione rappresentano gli angoli di rifrazione dello sguardo dello spettatore che,  attirato da una narrazione finisce per ritrovarsi in un’altra dimensione.

Ci si sente nell’intimo profondo della lucidissima Caterina che, in una meravigliosa arringa difensiva, ritrova l’affetto delle sue care amiche e quello del pubblico.

Al culmine della sua difesa, proprio quando sembra trionfare, essa stessa si ritrae nella consapevolezza della solitudine a cui le usanze del tempo la costringono.

Caterina nel finale si spoglia del suo pesante abito di moglie e in una sottoveste di un celeste lieve si dirige vreso l’uscita sotto gli occhi di un pubblico magnetizzato dalle note “intonatissime” della splendida Sally di Fiorella Mannoia, proprio come un angelo “…che vola via” da una vita che “…è tutto un equilibrio sopra la follia”.

Piuttosto caldo in sala ma ci voleva quell’atmosfera per creare quella suggestione.

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