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L’Innovazione al servizio dei cittadini

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Articolo pubblicato su Il Corriere dell’Umbria ieri 9.03.2009

L’innovazione se non vuole essere mera e passeggera novità deve confrontarsi con i problemi dei cittadini e fornire soluzioni.

Le città sono oggi percepite come realtà assediate dai pericoli e il bisogno di sicurezza è divenuto teatro di scontri ideologici che sono tuttavia lontani dal problema e dal buon senso.

Può l’innovazione mettersi al servizio del presidio del territorio?

Il governo ha introdotto la novità di lanciare la sfida ai sindaci di risolvere in proprio i problemi di sicurezza delle comunità che rappresentano. Più che una sfida sembra tuttavia il tentativo di declinare responsabilità e costi che competono allo Stato.

Il problema resta e le ronde non lo risolvono certo e per la politica locale non sembra sufficiente inveire contro il governo, attività legittima e forse utile ma non risolutiva del problema.

Si pone quindi il tema di cosa possono fare i comuni per trovare soluzione alle necessità di avere un territorio meglio sorvegliato e più presidiato.

In un intelligente articolo pubblicato proprio su questo giornale si diceva che non servono le ronde se i cittadini fanno il proprio dovere e su questo terreno mi sembra che si possa ragionare, fuori dagli slogan e con collegiale assunzione di responsabilità. Il dato di fatto è che la gente si è ritirata dalle strade cittadine che sono più luoghi di spostamento che non di socialità e quando le si percorrono esse non trasmettono sicurezza poiché, anche se illuminate e non sempre lo sono a sufficienza, in esse ci sente soli e la città sembra distante, finanche ostile. Muoversi in auto può aggirare il problema ma anche i parcheggi in diverse ore della giornata sono scarsamente frequentati e assumono a volte una certa spettralità; il fatto di sapere che gran parte dei luoghi sono sorvegliati da videocamere è una consapevolezza razionale che tuttavia non toglie ansia al cittadino. Solo la presenza di persone dall’aspetto familiare riesce a trasmettere tranquillità.

In una situazione del genere ognuno deve fare la sua parte, istituzioni, società dei parcheggi e della mobilità, associazioni di volontariato e di categoria e soprattutto lo stato, dotando le città di più agenti, più volanti e una potenziata capacità di intelligence. Se infatti la sfera pubblica definita in senso ampio decidesse di uscire dalle stanze e riprendersi le vie cittadine si metterebbe così in moto una macchina capace di moltiplicare le segnalazioni di ogni genere: reati, persone sospette ma anche degrado urbano, sporcizia, principi di guasto, manutenzioni da effettuare. Alle segnalazioni deve poi poter corrispondere una azione positiva poiché se un volontario segnala un reato si espone a rischi e se la polizia non interviene subito egli si sentirà di pensarci due volte prima di segnalare continuando a girare si, ma al largo. Così come se a una segnalazione di un guasto o di un particolare stato di degrado non seguisse un intervento della circoscrizione o del comune lo strumento perderebbe di affidabilità e di credito. Per questo tutti gli addetti al presidio, sia appartenenti al volontariato che alle istituzioni, dovrebbero essere dotati di un segnalatore che trasmetta immediatamente la propria posizione e di un computer portatile su cui registrare le segnalazioni e i guasti che dovrebbero essere in grado di divenire patrimonio informativo immediatamente disponibile per le banche dati pubbliche. Il piano di cablaggio e copertura di rete in corso di realizzazione renderà possibile le connessioni, anche in tempo reale, ma sulle integrazioni fra le banche dati cartografiche e amministrative c’è ancora da fare. I servizi dei vari enti non sono fra loro correlati e inoltre la cartografia manca di dettaglio e dovrebbe essere arricchita di tematismi, magari sfruttando le soluzioni innovative e a basso costo che l’Università di Perugia sta brevettando in termini di ricerca aereospaziale.

Nicola Mariuccini

Responsabile Innovazione e Pubblica Amministrazione PD Umbria

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