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Perugia: mobilitare le coscienze contro “lo sballo”

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Bella lettera Sindaco Boccali, con riferimento alla vicenda di Elisa. Rara unione di lucidità e sensibilità. E’scritta per andare oltre le polemiche che pure in questi giorni imperversano anche perché alimentate da interessi di parte e anche le risposte in questo forum ne risentono.

Come dice Alvaro Fiorucci www.fioruccinews.it a uccidere Elisa non è lo stupro, non la violenza, non la droga (nel senso di overdose) ma l’ipotermia che arresta ma non si può arrestare.

La droga è un problema e tu Vladimiro lo dici chiaro, è un problema di ordine pubblico da sempre, tranne da quando c’è questo governo che non finanzia la sicurezza e piglia in giro gli italiani.

Dove l’esercito? Dove le ronde padane? Dove le volanti i poliziotti, i carabinieri, le attività di intelligence che necessiterebbero? I pochi che ci sono a Perugia fanno più del loro dovere e li ringraziamo ma …. Pensare di scaricare l’ordine pubblico sui sindaci e sui vigili è fare a cazzotti con l’intelligenza degli italiani e dei perugini, il tutto mentre il governo è impegnato a “rifare il trucco alle troie di regime” (F. De Andrè)

Mi sei piaciuto più di altre volte Sindaco perché parli col cuore e con la testa senza espedienti e schermaglie tattiche. Oggi è chiaro che la droga uccide, che la droga stronca i giovani non tanto perché li avvelena ma perché li sballa, impedisce loro di intendere e di volere e li espone a vecchi e nuovi rischi.

Facciamo si che la povera Elisa non sia morta invano, mobilitiamoci e chiediamo risorse per combattere lo spaccio e per sviluppare in città una presa di coscienza che la droga è cattiva amica e consigliera, nessuna caccia alle streghe ma ferma convinzione a fare della nostra Perugia una piazza difficile per spacciatori e venditori di facili illusioni.

2 comments to Perugia: mobilitare le coscienze contro “lo sballo”

  • marilisa cavalletti

    Gentile Consigliere,
    nel leggere il suo articolo o lettera al sindaco che sia, mi è sorto un dubbio di interpretazione. Lei dice che la droga è un problema di ordine pubblico?
    Forse no, ma ritiene che combattere lo spaccio sia una priorità e che quindi le risorse vadano impiegate in questa direzione.
    Mi perdoni, ma a me questo ricorda i discorsi da destra storica paternalista degli albori.
    Credo che gli spacciatori se non avessero clienti smetterebbero da sé o alla peggio andrebbero altrove. Togliere clienti agli spacciatori significa impiegare risorse per dare ai ragazzi (e anche ai meno giovani) motivazioni alternative allo sballo, prima di tutto restituirgli un futuro e un presente su cui investire se stessi: lavoro e una scuola che funzioni; poi anche spazi e centri di aggregazione autogestiti, cinema in centro e non nei centri commerciali, bar che non siano a prezzi per turisti, manifestazioni culturali e quant’altro. Poi se in tutto questo ci scappa uno spinello o un bicchiere di birra non sarebbe tanto grave. Non crede?

  • Cara Marilisa, ti ringrazio per la riflessione e per le domande.
    Provo a rispondere cercando di uscire dai luoghi comuni di destra e di sinistra che servono per discutere e far discutere, per contrapporsi ma non per risolvere i problemi.
    Hai ragione, la destra dice che è solo una questione di ordine pubblico e che serve solo rigore, disciplina, ordine e decoro (si vogliono ammazzare di droga? lo facciano pure ma almeno dove non si vede che sta così brutto).
    La risposta però non può risiedere in soluzioni che non prevedano l’intervento delle forze dell’ordine. Il fenomeno non è più giudicabile come si faceva una volta solo sul piano ideale e non è più tanto facile dividere fra droghe leggere e droghe pesanti. Lo spaccio è in mano a organizzazioni criminali articolate e capillari che rischiano di mettere radici anche da noi, gente pericolosa, armata e disposta a tutto. La polizia non ha i mezzi per muoversi e la destra se la piglia coi sindaci che dovrebbero mandare i vigili dove la polizia definanziata e depotenziata fino all’impotenza non riesce a intervenire. Nella piazza di Perugia i prezzi delle dosi sono bassi e molti tossici vengono a morire da noi provenienti da diverse parti d’Italia. In città poi ci vivono tanti giovani, studenti fuori sede, lontani dalle famiglie che hanno meno strumenti per reagire e questo agli occhi di chi vende rappresenta un bacino di utenza rilevante. Il problema esiste e non è, conoscendolo, arginabile a “uno spinello e un bicchiere di birra”. Alcool e droga sono assunti in quantitativi che vanno oltre il semplice piacere di dissetarsi o stordirsi un po’ “semel in anno”. So anche io, come te, che se la sera le persone sentono il bisogno di sballarsi bisogna guardare a cosa fanno di giorno, a cosa non fanno, a cosa vorrebbero fare e non riescono e anche a cosa non vogliono o non hanno voglia di fare. Molte persone si sono arrese in una sorta di oblio della volontà e il rischio di avviarsi in un percorso tipo “via da las vegas” ci deve preoccupare perché è più che una preoccupazione e non è un falso problema.
    Che fare? Aumentare la polizia? Anche ma non basta. Contrastare l’offerta senza agire sulla domanda sarebbe come far l’aria ai passeri con il cappello, due ne scacci e dieci ne tornano. Fare una campagna educativa contro lo sballo? Certo ma che alternative si danno?
    La vicenda Meredith ha messo in evidenza un fatto che è stato subito accantonato anche a causa della gravità e della mediaticità del fatto: i ragazzi erano completamente sballati dalla mattina alla sera, per niente lucidi, confusi e tanto in quanto pericolosi; Elisa è morta perché non era in grado neanche di capire dove fosse. Penso che Perugia che ha, come dicono i sociologi, uno stile di vita di tipo metropolitano ma che tuttavia mantiene ancora sia le dimensioni che una tipologia di relazioni che rendono possibile il coordinamento delle proprie funzioni vitali e sociali, possa immaginarsi come il luogo ideale per lanciare un progetto citatdino di mobilitazione colletiva che coinvolga tutti i centri educativi, formativi e informativi, istituzioni, partiti politici, sindacati dei lavoratori e di categoria, al fine di far comprendere ai giovani che sballarsi e fuggire da se stessi e dagli altri anche se per un reiterato momento sembra facile ma è una facilità che non semplifica. Io un tentativo lo farei, penso che Perugia sia pronta e ricettiva per un progetto siffatto che la proietterebbe ad un livello di dibattito che ha avuto e ha nelle proprie corde anche se il rumore della quotinianità ne soffoca il suono.

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