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Muhammad Ali 17 gennaio 1942

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Buon compleanno America.

Il simbolo della libertà conquistata con la lotta e con i sacrifici personali compie 70 anni.

Non ho niente contro i vietcong, nessuno di loro mi ha mai chiamato negro“, con questa frase il più grande campione dei pesi massimi perse la corona per intervento del governo degli Stati Uniti poiché dichiarato renitente alla leva.

La sua guerra sarebbe stata come quella di tanti campioni come Kareem Abdul Jabbar, passata cioè ad intrattenere i soldati nelle pause del conflitto e di certo lontani dal fronte.

Cassius Clay si rifiutò per motivi di obiezione di coscienza e la “sua” corona se la riprese anni più tardi contro Jorge Foreman il carro armato che aveva travolto nei primi round campioni come Ken Norton, Joe Frazier e tanti altri.

Il combattimento si tenne a Kinshasa nello Zaire dove mentre Foreman difendeva il proprio titolo, Muhammad Alì difendeva l’orgoglio dei dimenticati  e la libertà di coscienza dei popoli.

Andò come doveva andare, come la storia aveva deciso; per otto round Foreman fece la sua parte di grande pugile per poi  essere travolto, all’ottavo round, dalla forza, dalla giustizia, dalla voglia di riscatto e di emancipazione di milioni di persone concentrati in un unico micidiale gancio destro.

Gli Stati Uniti sono un paese grande e controverso, pieno di difetti e di cose meravigliose la maggior parte delle quali sono simboleggiata dalla storia di Muhammad Ali.

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