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E’ la cultura il Petrolio d’Italia – intervento pubblicato su Il Giornale dell’Umbria sul Manifesto per la Cultura de Il sole 24 ore

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Il dibattito aperto dal Sole 24 ore riguardo al manifesto per la cultura da voi ripreso in chiave Umbra a firma di Gianni Codovini é molto stimolante.

Con un po’ di ritardo, noi lo diciamo da qualche anno, anche il mondo economico si è accorto che la cultura è il petrolio italiano ed è un bene su cui vale la pena investire.

Non solo per i tanto declamati ritorni di investimento ma soprattutto perché il nostro paese è fra i più dotati e vocati per quantità di plessi di pregio e per predisposizione del capitale umano.

Il punto tuttavia, in tempi di crisi e di “trappola della liquidità” nel pieno della stretta, non può limitarsi a invocare i capitali a orientarsi verso la cultura ma occorre un cambiamento di paradigma rispetto alle priorità del paese.

I direttori dei grandi musei italiani che ospitano autentiche meraviglie guadagnano 1.700 euro (un quarto di un commesso di palazzo madama), gli artisti non hanno indennità di disoccupazione, gli archeologi guadagnano spesso meno e hanno contratti meno stabili degli operai che dirigono.

I bibliotecari sono ancora costretti al ruolo di archivisti piuttosto che liberare le tante competenze nella più utile e suggestiva funzione di orientatori di cultura in un ottica di “smart comminities”.

Se un ragazzo oggi presentasse alla famiglia il sogno di divenire un intellettuale o intraprendere un percorso di studi legato per esempio alle arti figurative, la reazione sarebbe ancora più o meno quella raccontata da T.Mann del capostipite dei Buddenbrook venendo a sapere che il figlio voleva suonare il pianoforte.

E’ allora chiaro che è la cultura del paese che va cambiata, trovando il coraggio di aumentare i fondi ma anche di rompere qualche privilegio che gli appostamenti di bilancio ogni anno ridotti ma mai ridiscussi hanno prodotto.

In questo senso il FUS dovrà prevedere la compartecipazione delle regioni cosí come i fondi Arcus potrebbero essere utilizzati per l’accesso al credito delle PMI del settore cultura.

In Umbria il PD ha voluto fare di marzo il mese della cultura per puntualizzare le politiche su aspetti specifici con tre diverse iniziative: paesaggio, cultura e lavoro, cultura digitale.

La cultura va rilanciata e proiettata in un piano più alto dove, dal paesaggio alla enogastronomia, dalla rappresentazione teatrale al vasto e articolato mondo della lettura si possa ritrovare il filo di una creatività in cui chi si dedica all’arte possa sentirsi nuovamente e finalmente riconosciuto come un produttore di benessere collettivo.

La crisi dei settori tradizionali che investe tutto il paese colpisce anche l’Umbria e ciò richiede di indirizzare gli investimenti verso altri campi.
Investire in Cultura può avere un decisivo ruolo anticiclico utilizzando però ogni strumento che l’innovazione mette a disposizione a cominciare dal cogliere tutte le opportunità che oggi derivano dal digitale e dall’incontro con i grandi network sociali e culturali.

Quello che devono fare le istituzioni é alzare l’asticella della qualità, stimolando così l’attenzione degli studiosi, dei professionisti, degli architetti, dei restauratori, così da riappropriarci del ruolo che ci compete per storia e tradizione: tornare a essere una fabbrica di cultura.

Se riusciremo in questo, la Cultura può diventare davvero elemento trainante di un nuovo sviluppo anche per l’Umbria, regione di elevata qualità artistica e teatro di eventi internazionali.

Ecco allora che la parola utile è “cambiare”.


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Clicca per leggere l’articolo di Gianni Codovini “Con la cultura si Mangi. Anche in Umbria” del 3.4.2012

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