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Rifare l’Italia – Perugia 15.06.2012

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Bella giornata di politica, tantissima gente.
Incisivi e profondi interventi di Boccali, Orfini, Orlando, Marini, Gualtieri, Cuperlo.

Riporto il mio brevissimo intervento di apertura dei lavori:

L’iniziativa di oggi ha per titolo “Rifare l’Italia – il tempo é adesso”.

Rifare l’Italia oggi significa che una generazione scende in campo non per rivendicare o rottamare qualcosa o qualcuno, ma per mettersi a disposizione del paese in una fase cosí difficile.

Una “età dei torbidi”, per fare un riferimento storico alla Russia dei primi del 1600 accennato da Giorgio Ruffolo, in cui la crisi finanziaria fa ricadere sui popoli il fallimento di 30 anni di bieco individualismo.

Per rifare l’Italia sappiamo che dobbiamo ricominciare dagli italiani evitando chiusure e ripiegamenti autarchici.

I problemi del paese devono essere quelli che si pone l’Europa e il mondo, pur sapendo che i nostri ritardi li acuiscono, ritardi che sono economici, culturali e strutturali.

Il PD, seppur fra tanti errori e sottovalutazioni, é un partito giovane e aperto, in grado, secondo me, di intercettare le potenti e inequivocabili richieste di progresso che giungono dai popoli.

Dopo decenni passati a crogiolarsi nel torpore di un benessere fittizio, si richiede di guardare in avanti:
– equità in luogo del cinismo individuale;
– diritti in luogo dei privilegi;
– fiducia e speranza in luogo della paura.

In una parola ricchezza, in un senso non monetario, ma anzi capace di ridare alla moneta il suo ruolo di intermediario e non di merce.

Al tempo di adesso si aggiunge la fase storica della nostra democrazia, in crisi e soggetta a grande domanda di cambiamento; presa, come dice Rodotà, fra la Democrazia intermittente (quella basata sul mandato elettorale e sul potere dei cittadini di giudicarne l’effettiva attuazione) e la Democrazia continua (quella del frequente ricorso al referendum e dell’uso delle tecnologie, internet in testa, per giudicare in corso d’opera le scelte nel mentre esse si producono).

Questa forma é senz’altro pericolosa perché si espone a un eccesso di emotività, ma da un lato, consente una nuova partecipazione collettiva, che da sempre é all’origine del progresso.

Il ruolo della politica oggi é quello di ricostruire una democrazia in grado di trasformare i milioni di “mi piace” in un solo “noi vogliamo”.

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