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L’evasione degli ultracorpi: social network e nuovi media in ginocchio al cospetto di sua maestà la TV e del suo padrone

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L’Italia è un paese vecchio.

Usa le tecnologie in modo compulsivo più per moda che per la convinzione di fare davvero qualcosa di importante e innovativo ma in realtà non cambia niente.

Gli ultimi  anni  hanno accompagnato la crescita del social network a livello prima dell’intrattenimento e poi del potere di creare opinione fornendo in molti casi più dell’illusione di rappresentare uno spazio democratico libero dai condizionamenti del potere.

La rivoluzione di twitter, così come se ne è parlato per la primavera araba e per l’Egitto, ha suscitato riflessioni critiche ma anche assoluti abbandoni al più sfrenato cyber ottimismo.

Evgeny Morozov in un corposo saggio dal titolo L’ingenuità della rete (The net delusion) del 2011, affronta con un atteggiamento scettico lo sviluppo del pensiero secondo cui l’uso delle piattaforme tecnologiche sociali stia accompagnando e producendo un processo di democratizzazione dei regimi autoritari.

La sua convinzione è che “Le tecnologie, senza un’analisi politica del contesto, non producono cambiamento politicoe che in quanto strumenti essi possono essere  (e sono) controllati dai governi per un uso più o meno subdolo.

Chissà se l’evento di prima serata che ha portato da Santoro la coppia inedita Berlusconi vs Travaglio e il comportamento collettivo tenuto nell’occasione dal social network in salsa italiana non abbia stimolato in Morozov qualche riflessione in più sul caso Italia e  sui livelli di penetrazione e distribuzione delle innovazioni in un regime mediaticamente autoritario quale è il nostro paese?

Quel che è successo è stato tuttavia sotto gli occhi di tutti: nei giorni precedenti la trasmissione il social network ha funzionato da replicatore della notizia collaborando a creare l’evento, poi lo ha accompagnato durante il suo corso contrassegnandone i temi e successivamente lo ha celebrato riconoscendone la superiorità con generalizzata, annessa, adulazione. Insomma un vero e proprio “Cavalier servente”.

Alla prova dei fatti Berlusconi si è ripreso non solo il suo pubblico, non solo i suoi (propri) attori, come testimonia la foto artefatta che gira su internet e raffigura Travaglio e Santoro tumefatti e pestati, ma ha sfacciatamente confermato il suo incontrastato dominio sui mezzi di comunicazione e sugli spazi sia tradizionali che quelli delle reti 3.0.

Mi sembra che una così assoluta manifestazione di sudditanza culturale dei media, in un paese così incapace di formarsi una coscienza civile altrove, non possa che essere il vero problema da affrontare nella prossima legislatura, Berlusconi lo sa e affila le sue armi.

Falliti miseramente i tentativi di controllare per legge una TV troppo potente e per niente libera, l’unica strada da percorrere è quella di costruire altri spazi espressivi per la pubblica opinione.

La prossima Italia se vorrà essere libera dovrà essere controtelevisiva.

2 comments to L’evasione degli ultracorpi: social network e nuovi media in ginocchio al cospetto di sua maestà la TV e del suo padrone

  • Stefano

    Concordo pienamente con quanto hai scritto: è vero, l’Italia è un paese vecchio (basta guardare i candidati del centro destra!) ma penso anche che usiamo poco e male gli strumenti che la rete ci mette a disposizione. Infatti, come tu dici, i social media italiani non hanno fatto altro che amplificare e inseguire tutto quello che accadeva nella scatola magica. Certo, attualmente non c’è paragone tra la percentuale di chi utilizza la rete e di chi utilizza la tv (e quest’ultima orienta il consenso politico) … Era accaduto anche nelle ns Primarie: tanta rete ma poi vince chi si è presentato meglio in tv! Questo accade perché siamo ancora l’unica nazione al mondo dove i network televisivi sono tutti (di proprietà diretta e indiretta) in mano ad una persona sola …Purtroppo, senza una legge sul monopolio delle tv, la situazione rimarrà questa (o no?)

  • IO credo che sia giusto e utile puntare a investire sulle reti. Mi immagino produzioni di film e spettacoli di musica o intrattenimento con personaggi che probabilmente (come è successo con la tv prima che si affermasse) in una prima fase possano essere quelli già affermati in TV ma poi gradatamente si possa pure arrivare a formare una leva di nuovi volti su nuovi canali. La partita delle TV per la democrazia è una partita persa, più la giochi più la perdi. Si prenda il pallone e si cambi campo.

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