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Situazione grave, non è il momento di revanches personalistiche. Bene Bersani con Grillo, mai con il PDL.

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Per capire perché Bersani non ha vinto non è intelligente guardare a chi ha perso le primarie ma é sufficiente concentrarsi su un dato che pur essendo sotto gli occhi di tutti rischia di passare in secondo piano. 

La non vittoria di Bersani é facilmente leggibile guardando alla voce flop di Monti.
L’agenda Napolitano-Monti è la grande sconfitta di questa elezione, perché ha individuato il bene del paese senza tenere conto del bene degli italiani, ha garantito i mercati e l’Europa mettendo in gioco la ricchezza e la pelle dei cittadini senza fornire a questi ultimi  alcuna contropartita apprezzabile.

Berlusconi ha costruito la sua rimonta da fine novembre sulla presa di distanza, prima progressiva poi sempre più netta e marcata dalle scelte di Monti.

Il PD invece ha perso copiosamente credibilità ostentando fino alla fine una larvata ma chiara volontà di farci un accordo post elettorale.

Alla fine il PD è apparso più il garante dei mercati e più genericamente dell’Europa, che non del benessere e del futuro dei cittadini, soprattutto dei giovani, che invece hanno consegnato a Grillo il ruolo di invertire le priorità del cambiamento.

Ecco quindi che i giovani, a chi parla loro del futuro, chiedono non solo cosa ma anche come si può fare e chi vorrà davvero questo o quel provvedimenti; in altri termini non si fidano.

Quello che ha fatto Bersani nella prima conferenza stampa dopo il voto è stato quindi non altro che aver riarticolato le priorità del programma mettendo in primo piano ciò che era indietro     proponendosi così al parlamento e al paese come il premier dei fatti piuttosto che delle parole.

Nella consapevolezza che valga di più una legge cancella emolumenti piuttosto che mille dichiarazioni staremo a vedere se i Grillini in parlamento, quando verrà votata la fiducia a un governo che farà sul serio risponderanno più all’idea che rappresentano o al politico di razza che li controlla.

Si apre una fase pericolosissima per il paese, in circostanze analoghe Turati ebbe la possibilità di fornire all’Italia lo sbocco di un governo socialista sostenuto anche dalle forze della borghesia del nord che si espressero per penna di Albertini.

Egli rifiutò richiamato e irretito dalle spinte congressuali interne che lo distolsero dalla linea retta delle responsabilità. Andò come è facile che possa andare ancora oggi perché queste elezioni ci dimostrano che il paese è debole come allora e la crisi è altrettanto aspra.

A coloro quindi che oggi evocano dimissioni o apertura di crisi interna se non quando minacciate rese dei conti è utile ricordare che in gioco c’è ben di più delle proprie aspettative personali legate a questo o quell’ altro interprete politico.

Sfruttiamo l’occasione di governare il paese che il Presidente Napolitano ci fornirà con l’incarico a Bersani per cambiare davvero il paese e mettere tutti di fronte a proposte reali togliendo a tutti ogni alibi.

La proiezione malandrina di Piepoli che ha dato per circa mezzora Berlusconi avanti al Senato ha prodotto un immediato picco negativo di borsa.

Questo significa che i mercati prima ancora che l’instabilità temono Berlusconi con il suo carico di pressapochismo e inerzia.

L’ipotesi tecnico consociativa è stata già sperimentata dagli italiani che l’hanno già bocciata alle urne.

Non resta pertanto che la via politica ma nel rispetto degli elettori, se I grillini in Senato dicono no si torni al voto.

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