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Non solo memoria, la Cultura del futuro è innovazione

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La cultura, per Pierre Gourou, geografo con vocazione di antropologo, era fondamentalmente la sua tecnologia:  i modi di vivere e concepire la vita delle società, per Gourou, coincidono con il suo strumentario materiale e simbolico”  Luca De Biase, Cambiare Pagina, 2011

Investire in cultura in Umbria significa creare un ponte fra le radici storiche profonde della nostra terra e la voglia di innovare dei giovani.

E’ tempo di scoprire e valorizzare i nuovi luoghi, i “centri vivi” che si formano spontaneamente nelle città e non più di pensare “generici spazi” senza anima progettati a tavolino.

Le città diventano sempre più spesso fonti naturali di “una costellazione di luoghi non esclusivamente teatrali che ha contribuito ad allacciare contatti trasversali tra promotori, artisti e spettatori” ma la politica non deve e non può trascurare questi fenomeni senza curarsi della ingente quantità di lavoratori precari e di lavoro sommerso che in questi anni si è generata.

La candidatura “Perugia 2019”, con Assisi e l’Umbria intorno ha il compito di lanciare apertamente la sfida, nell’Umbria che invecchia, di individuare nei giovani il fulcro dello sviluppo culturale. “I giovani, la loro alta professionalità intellettuale, la loro qualità di “cittadini europei”.

I Centri Storici dell’Umbria saranno il palcoscenico della nuova cultura capace di rinascere dalle difficoltà e dall’abbandono immettendo colore, creatività e vitalità dove oggi impera il grigiore.

Se si vuole attrarre investimenti é necessario armonizzare la caratteristica lentezza della cultura tradizionale e il conseguente bisogno di relax che essa esprime con la velocità della tecnologia e del mondo di internet che oggi è l’ambiente per eccellenza dove i pensieri e le esigenze pratiche si incrociano.

Le piattaforme digitali e quelle territoriali si devono incontrare per interpretare al massimo il livello di conoscenza dei problemi, delle criticità delle proposte e delle decisioni che devono essere più trasparenti e meno repentine per consentire lo spazio e il tempo della partecipazione.

In Umbria é necessario e urgente stimolare la crescita di una nuova cultura della partecipazione basata sulla trasparenza delle decisioni e sul confronto delle posizioni.

La vocazione artistica e paesaggistica della nostra regione, la presenza dell’Università quale centro di alta formazione di saperi e competenze utili allo sviluppo dell’economia della conoscenza deve diventare il fulcro su cui far convergere gli investimenti sia economici che di attenzione.

Occorre creare sinergie fra competenze di tipo tecnologico e storico artistiche nonché paesaggistiche per promuovere un prodotto culturale umbro di alto livello per qualità e creatività e in grado quindi di poter essere esportato e utilizzato quale oggetto di scambio culturale vantaggioso con altre città e altre comunità.

Perugia 2019 con Assisi e l’Umbria intorno sia l’occasione per fare della nostra regione una terra dove le città sappiano ricostruire una civiltà come diceva Fernand Braudel in cui “… vivere significa essere capace di donare e di ricevere e di assimilare.”
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