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“La sfida di una generazione: correre incontro al futuro”, un mio articolo sulla riforma dell’informatica regionale su Il Messaggero Umbria

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In una intervista al vostro giornale di qualche mese fa, facevo riferimento alla necessità di promuovere un nuovo modello di sviluppo regionale basato su Agenda digitale, Cultura e Green economy per mettere a valore le energie e le competenze dei giovani.

La Giunta regionale ha, nei giorni scorsi, presentato la riforma del settore ICT con il conseguente riassetto dei diversi soggetti pubblici interessati.

La riforma si prefigge un accorpamento di aziende e consorzi per arrivare al seguente assetto:

  • Accorpamento tra Webred Servizi Scarl con il ramo di azienda di Webred specializzato in sanità
  • Unione tra Webred (senza sanità), Centralcom, Umbria Servizi Innovativi (ramo servizi informatici)
  • Fusione tra consorzio Sir Umbria e consorzio “Scuola Villa Umbra di amministrazione pubblica

E’ subito utile dire che il modello coglie alcune esigenze impellenti, funzionali a risolvere distorsioni ataviche del sistema dei servizi informatici regionali che non consentivano agevoli monitoraggi dei costi e delle efficienze.

Al netto delle intenzioni del modello di riordino sarà tuttavia decisivo inquadrare questa importantissima riforma in un organico progetto, funzionale a individuare scenari di riferimento e obiettivi concreti che trascendano il pure determinante aspetto del risparmio annunciato dal neo assessore Paparelli.

A tal fine nei prossimi giorni servirà di illustrare la “vision” complessiva del progetto e di specificare la “mission” di ogni singolo soggetto che si andrà a creare.

Nel merito, era giusto e urgente rompere il binomio totalizzante informatica-sanità con la creazione di una apposita società che si occupi degli aspetti informativi del sistema sanitario regionale; una soluzione del genere era stata già adottata da piani precedenti ma in un’ accezione interna al gruppo Webred e quindi mai realmente autonoma.

Il secondo soggetto sembra puntare alla costruzione di una società o di un consorzio che possa aspirare a gestire i veri e futuri processi di innovazione di cui l’Umbria ha bisogno urgente che riguardano i principali punti dell’agenda digitale, soprattutto in ottica Smart City.

Una Smart City o come altrimenti si dice una “città intelligente”, non è la somma di tante macchine intelligenti ma un complesso di reti, relazioni e comportamenti misurabili e studiabili che promuovono una comunità “resiliente”, capace cioè di uscire rafforzata dalle difficoltà.

Lo sviluppo della tecnologia nei prossimi mesi sarà in gran parte orientata verso la crescita del fenomeno del cosidetto Internet of the things facilitato dall’avvento del protocollo IVP6 per il quale “Avremo a disposizione indirizzi Internet pari a 3,4×1038 un numero di indirizzi assolutamente inimmaginabile. Una pillola in un flacone sarà “quella pillola”; una bottiglia di vino in una cantina sarà “quella bottiglia”, un lampione in una strada sarà “quel lampione”. (Michele Vianello, Smart Cities, Maggioli Editore 2013)

Per le città si aprono spazi fino a oggi inimmaginabili che misureranno la capacità di produrre, organizzare, elaborare e studiare i dati prodotti da ogni singolo sistema e servizio in un’ottica non più gestionale, finalizzata cioè alla produttività aziendale, bensì in grado di generare ricchezza territoriale e quindi la possibilità di programmare e rendere più trasparenti le grandi scelte delle comunità cittadine.

Le diverse città dell’Umbria che aspirano e che hanno già presentato numerosi progetti ai vari livelli istituzionali non debbono essere lasciate sole dalla Regione ma accompagnate da strutture capaci di raccoglierne le energie con competenze generali, con specifici know how e con strumenti adeguati.

Al fine poi di agganciare il valore tecnologico regionale con la vera e inimitabile ricchezza dell’Umbria rappresentata dalla cultura e dal paesaggio, appare evidente la necessità di creare sinergie fra competenze di tipo tecnologico e storico-artistiche nonché di promuovere un prodotto culturale umbro di alto livello per qualità e creatività e in grado quindi di poter essere esportato e utilizzato quale oggetto di scambio culturale vantaggioso con altre città e altre comunità.

Interessante appare la fusione fra SIR e Villa Umbra a patto che essa voglia rappresentare una struttura che abbia il compito di unificare le varie istanze regionali, spesso concorrenziali tra loro, che si occupano di Enti locali.

L’innovazione nella P.A. è oggi in gran parte rappresentata dalla necessità di mettersi in pari con le previsioni normative della metà degli anni 2000 (PEC, firma elettronica, conservazione sostitutiva ecc..).

Questo dato non è solo umbro ma è condiviso da tutto il paese, in questo senso può essere importante un soggetto che si occupi a 360° dei servizi agli enti locali, anche minori, soprattutto nell’ottica (prevista dalla legge) di assegnare la gestione dei servizi generali dei piccoli comuni alle unioni comunali.

 

Nicola Mariuccini

PD Umbria

www.nicolamariuccini.it

 

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