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Sergio Ragni, due testi teatrali – Un invito al PD di Perugia e dell’Umbria a riflettere sul teatro e sui diritti delle donne

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Sergio Ragni (9 agosto 1935 – 26 luglio 2013)

Scrivo questo articolo l’ 8 marzo 2014, il primo 8 marzo senza aver sentito Sergio.

In questo periodo Sergio sarebbe stato impegnato nella realizzazione di una iniziativa a favore dei diritti della donna, senza essere presente nell’immagine perché non era un uomo di immagine. Sergio era un uomo di prima linea, nella vita, nella politica, nel teatro di impegno.

Quest’anno non l’ho sentito, non mi ha potuto chiedere di fare qualcosa “anche come partito” per i diritti delle donne ma io mi sento di farlo lo stesso.

Mi sento di invitare tutti gli uomini e le donne (prima gli uomini), i ragazzi e le ragazze (prima i ragazzi) per venire a sentire con le loro proprie orecchie, con le loro proprie anime quale sia il dolore, la forza, la capacità di reazione di una donna.

Una donna bisbetica forse ma di certo non domata, mai arresa al potere di prevaricazione fisico e morale dell’ignoranza maschile, al giudizio scivoloso e subdolo delle tante donne senza coraggio allineate alla ragione della forza di una cultura dominante e di dominio.

Chiedo anche al PD al mio partito, al partito in cui Sergio aveva riposto tutte le speranze di poter rilanciare una nuova fase del teatro dal basso, della formazione artistica come base di una coscienza critica diffusa che vive e si nutre dell’impegno e che genera diritti e solidarietà, calore umano.

Questo è quanto ho imparato da Sergio e ho fiducia che sia il PD di Perugia e dell’Umbria a occuparsi di queste decisive questioni; il mio impegno non mancherà.

 

 

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