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Troppe armi in giro, le donne le più esposte – qualche misura concreta facile da attuare

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Perugia, sparatoria in strada

…La mia grande frustrazione deriva dal fatto che in questa società non c’è la volontà di prendere alcune misure essenziali per tenere le armi da fuoco lontane dalle persone sbagliate“. Barak Obama

Lo shock per quanto accaduto a Perugia domenica e la vicinanza personale con una delle persone coinvolte mi inducono a una riflessione.

Mi associo senza tentennamenti a tutti coloro che si battono contro l’ormai dilagante fenomeno della violenza alle donne.

Mai come in questo periodo la parola Violenza è singolare femminile per dirla con Stefano Massini.

Si scarica sulle donne l’incapacità individuale, soprattutto dei maschi, di reggere la competizione quotidiana a cui questa società ci sottopone.

Il sentirsi poi abbandonati dallo stato come garante della giustizia e della sicurezza nonchè  monopolista dell’uso della forza, ingenera nei cittadini la convinzione che l’unica scelta possibile sia ricorrere alla giustizia personale, da qui deriva il bisogno di acquistare armi e imparare a usarle.

E’ labile il confine fra la difesa personale il fare delle armi uno strumento di prevaricazione anche perché gli individui sono lasciati soli da un sistema di valori culturali e collettivi di riferimento.

Da qui deriva la necessità sociale di riacquisire rapidamente, come sta dicendo Obama da diversi anni, il potere di controllo pubblico sull’uso privato delle armi e sulla loro incontrollata diffusione  soprattutto fra soggetti impreparati.

Credo che i pochi a cui sia consentita la detenzione, debbano essere sottoposti a severi controlli da parte delle autorità sanitarie e di pubblica sicurezza preposte; controlli periodici e non, finalizzati ad accertare il permanere della condizione di idoneità psico fisica iniziale e l’eventuale assunzione di sostanze tossiche o psicotrope che sono purtroppo largamente diffuse.

Il fatto di sapere, come accertato da fatti di cronaca sempre più frequenti, che la persona con cui stiamo discutendo al semaforo o all’ufficio postale, fuori da una discoteca o in un bar,possa essere in possesso di un’arma e essere magari privo della capacità temporanea di intendere e di volere per l’effetto di alcool o di sostanze stupefacenti genera angoscia crescente che lo stato deve tutelare.

Servono leggi più restrittive ma soprattutto maggiori e incrociati controlli, come ad esempio:

  •  alcol e drug test effettuati dalla stradale dovrebbero accertare immediatamente la eventuale detenzioni di porto d’armi, ritirare l’arma qualora il soggetto ne sia in possesso al momento del controllo o comunque segnalare all’autorità competente la necessità del ritiro;
  •  le visite psichiatriche o le sedute piscoanalitiche che accertino l’incapacità specifica di detenere armi da fuoco dovrebbero rilevare la necessità di segnalare (nel pieno rispetto della privacy) alle autorità, sanitarie e non, competenti la prescrizione di controlli specifici;
  •  la prescrizione da parte dei medici di base di psico farmaci e sostanze psicotrope volti a curare malattie psichiatriche più o meno gravi dovrebbe essere corredata dall’immediata segnalazione all’autorità competente così da accertare l’eventuale possesso di porto d’armi e la conseguente detenzione di armi da fuoco o altre;
  •  la detenzione di armi per fini sportivi dovrebbe essere limitata agli iscritti a squadre regolarmente riconosciute e in grado quindi di accertare l’effettiva presenza dei requisiti psicofisici dei soggetti che detengono armi; i frequentatori dei poligoni a livello hobbistico dovrebbero usufruire delle armi presenti nelle strutture ovvero usufruire di specifici servizi di custodia attivati presso gli stessi poligoni di tiro.

 

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