Vignette

Capitale della cultura 2019, dopo la delusione serve una serena riflessione

Verifica questa notizia !

Perugia 2019   Future Spaces - YouTube_frame_16Ha vinto Matera, aveva le carte giuste e lo si sapeva già da prima di cominciare che sarebbe stato un osso duro, complimenti a Matera.

Se c’è qualcuno che ha perso sono le città che non hanno partecipato e forse quelle che non sono entrate nella short list.

Tranne Matera le altre cinque città si sentivano già tutte città della cultura e nessuna ha resistito alla tentazione di presentarsi ognuna con la sua “grande bellezza” piuttosto che con la propria voglia di diventare grande.

Se il criterio fosse stato quello di essere già dotato avrebbe di certo vinto Venezia ma non è successo e questo perché comunque il progetto delle prime sei (Perugia compresa) era probabilmente più incisivo e competitivo e tentava di superare il gap iniziale che per paradosso era quello di avere una già elevata cifra culturale.

Ora che fare?

Invece di piangere o polemizzare (sport nazionale di gran voga a Perugia di questi tempi) sarebbe meglio cercare di capire e approfondire se le cose contenute nel progetto sono ben individuate e calibrate e cosa possiamo fare per migliorare quello che non ha funzionato.

Ho letto da qualche parte che il percorso è stato interpretato in modo burocratico e un po’ ingessato; è una cosa che fa riflettere perché dobbiamo ammettere che è vero, il carattere del perugino è un po’ formale molto attento alla misura e la sfera pubblica cittadina si basa molto su una matrice istituzionale.

Questa caratteristica che fino al secolo scorso era di grande utilità oggi diventa forse un freno, risulta pesante e probabilmente poco “friendly”.

La società di oggi viaggia a una velocità che fino a pochi anni fa era considerata inaccettabile e foriera di errori e trasandatezza, l’elogio della lentezza e la riscoperta del tempo “scelto” dall’uomo per le relazioni umane si adattano meglio a città di piccole dimensioni e dal tessuto urbano concentrato e culturalmente omogeneo.

Ecco allora che l’altro difetto registrato dall’esperienza di Perugia 2019 e cioè il limite di informazione e comunicazione del progetto ma anche delle motivazioni stesse della candidatura, hanno a che fare non con problemi di manico della fondazione ma con le prerogative endemiche del nostro carattere e del tessuto istituzionale, di cui Perugia 2019 ha ereditato tutte le caratteristiche in quanto composta per lo più da soggetti pubblici.

La fine ex lege delle circoscrizioni ha registrato una perdita secca di capitale sociale che e le ultime amministrazioni non hanno voluto/potuto compensare, se non con soluzioni di scarsa efficacia come il ricorso allo spontaneismo tematico e contestuale di comitati e associazioni di quartiere con le quali tra l’altro l’amministrazione ha interagito in modo più formale anche se frequente, convocando i vertici per ogni iniziativa di ogni assessorato creando tuttavia uno specchio di sé piuttosto che un livello vero di rappresentanza.

Anche i nuovi gruppi di discussione in internet, gli strumenti 2.0, i siti on line e l’uso anche massiccio delle mobile app e degli smartphone non hanno salvato la città dalla caduta nella autoreferenzialità delle decisioni assunte e nell’allargamento del fossato fra centro storico e periferie.

Il progetto Perugia 2019 muove dalla diffusa difficoltà delle città europee storiche di medie dimensioni che rappresentano la colonna vertebrale del tessuto urbano di tutto il continente e che oggi si trovano in grande diffcioltà a fare quel che pirma gli era naturale e cioè connettere quartieri, mettere in relazione cittadini di differenti estrazioni culturali, di diverso grado di scolarità.

Oggi questa funzione è smarrita e a Perugia questa crisi si manifesta nel rapporto centro storico periferia ed è probabilmente dovuto a uno sviluppo “diseguale e combinato” a cui si è assistito (non solo da noi) negli ultimi 30 anni. Le periferie si sono impossessate di tutte le forme di innovazione sociale e tecnologica costruendo nuovi servizi e nuova offerta pregna di comodità e appeal che hanno costruito non solo un travaso di residenza ma una perdita secca di centralità delle acropoli nei confronti delle ricche e opulente nuove piazze commerciali e residenziali decentrate.

La crisi sta aggravando il tutto con una velocità scioccante e traumatica e i vincoli di bilancio imposti ai governi e agli enti locali dalla cultura liberale, impediscono di operare investimenti per risolvere quanto gli animal spirits della crescita infinita degli anni scorsi hanno prodotto lasciando più  palazzi che vita quotidiana e umanità.

Proposte

Senza entrare nel merito di tutte le cose da fare in città è utile tuttavia indicare per gruppi quali possono essere i luoghi e i temi su cui è necessario investire non solo soldi ma un vero e proprio capitale di attenzione cittadina:

Contenitori:

Parco delle mura etrusche (con i suoi progetti già presentati e l’ipotesi concreta di capitale della dodecapoli), Ex carcere di Piazza Partigiani, Piazza Grimana, Cinema Turreno, Mercato coperto, Biblioteca degli Arconi, Rocca Paolina, Teatro Pavone, Centro di documentazione di storia del cinema e teatro in via degli Offici

Azioni:

– Favorire in estate e in inverno la proliferazione dello spettacolo dal vivo, attivando con incentivi fiscali l’iniziativa dei locali privati, generando lavoro e produzione di opere e idee da parte della diffusa rete di artisti perugini che oggi trovano difficoltà a esprimersi in città e si disperdono per l’Italia o all’estero dove trovano occasioni più interessanti.

– La programmazione dei grandi eventi in città dovrebbe contemplare la partecipazione magari dietro specifico bando di idee e progetti locali così da favorire la presenza “nella città” e non solo “sulla città” delle grandi manifestazione che dobbiamo comunque a tutti i costi salvaguardare.

– Puntare tutto sulla sinergia fra innovazione e cultura mettendo al lavoro su progetti cittadini di elevato spessore culturale (app culturali) le facoltà universitarie (tecniche e storico artistico letterarie) che esprimono conoscenza e competenze e relazioni internazionali

Perugia ha certamente in sé la capacità sociali,  individuali e le relazioni per tornare a essere un luogo dove la cultura possa farsi popolare senza per questo perdere di valore dove le relazioni frequenti fra persone di diversa cultura e scolarità sia fonte di crescita e arricchimento reciproco e che perrmetta a ognuno di salire qualche gradino nella scala della propria conoscenza.

Si faccia nei prossimi mesi quel che non si è fatto in tempo a fare, si apra un confronto in città sui diversi siti presi uno per uno se ne aggiungano anche altri e soprattutto si riempiano di idee, che un luogo torna a vivere quando è nella mente e nell’interesse dei cittadini non solo quando è finemente ristrutturato.

 

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>