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Meredith Kercher – la ragazza che morì due volte a Perugia

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“Oh che sarà, che sarà che tutti i loro avvisi non potranno evitare che tutte le risate andranno a sfidare che tutte le campane andranno a cantare e tutti gli inni insieme a consacrare e tutti i figli insieme a purificare e i nostri destini a incontrare perfino il Padre Eterno da così lontano guardando quell’inferno dovrà benedire quel che non ha governo né mai ce l’avrà quel che non ha vergogna né mai ce l’avrà quel che non ha giudizio…”

 

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e porte dell’inferno si sono spalancate ancora una volta davanti agli occhi ingenui e curiosi della povera “Mez”.

L’inferno ha scelto una giovane donna e una città antica per dimostrare all’uomo l’inefficacia delle sue leggi, dei suoi codici, la vacuità dei suoi sistemi di controllo sociale, la debolezza  dell’ordine giuridico e morale che egli tenta di darsi.

L’avvocato del diavolo ha scelto Perugia quale teatro per la messa in scena della “società dell’osceno”: sentenze che si rincorrono negandosi e ribaltandosi tra loro, prove inutili nella loro apparente inoppugnabilità come a voler dimostrare che la giustizia non è una sola ma dipende dalla posizione in cui la sua guarda

La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni e molto ancora si scriverà su questa assurda infernale storia ma Meredith e Perugia meritano solo a questo punto di essere lasciati in pace, vogliono solo dimenticare l’orrore, Perugia per continuare a vivere, Mez per riposare in pace.

 

 

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