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Mense di infanzia a Perugia: facciamo il punto

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images (1)Il Comune di Perugia ha in animo di esternalizzare il servizio mensa delle scuole materne ma i genitori sono apertamente contrari.

Il servizio è considerato di alto livello dal rapporto Ecosistema scuola 2014 e valutato ottimamente dai genitori che a oggi risultano coinvolti nella gestione mediante una convenzione che vede la proficua e innovativa sinergia di pubblico, privato e volontariato sociale in piena attuazione delle formule di sussidiarietà circolare che il prof. Zamagni individua come frontiera di eccellenza.

Due assessori della Giunta di Perugia si sono espressi con nettezza contro il coinvolgimento attivo dei genitori, l’uno ripetendo come un mantra, in una trasmissione televisiva (Nero su Bianco TEF), il “No all’acquisto da parte dei genitori” l’altro usando una formula un po’ antipatica usata in Consiglio: “Non mi fido di una madre ignota” (formula prima smentita dall’assessore stesso e poi tristemente confermata dai verbali di seduta).

La Giunta Romizi si era presentata come orientata verso l’adozione di elementi di civismo che in una prima fase avevano destato un certo interesse, ma alla prova dei fatti le dichiarazioni di sfiducia nei confronti dei genitori dei bambini serviti, attestano almeno una scarsa conoscenza del mondo dell’infanzia se non addirittura una marcata supponenza di stampo ragionieristico peraltro nemmeno confortata dai numeri.

A Perugia sussistono diverse forme di servizio: tutto pubblico, cogestione con i comitati mensa dei genitori (ai sensi di una convenzione del 2012), mentre nel polo di San Sisto dal 2007 è in atto una sperimentazione di servizio esternalizzato in toto.

Il Comune dopo aver evitato il confronto con i genitori, richiesto da settembre e concesso per la prima effettiva volta soltanto in marzo 2015 (per il ritardo sono state accampate motivazioni legate alla ritardata nomina di un dirigente ad occuparsi della vicenda) ha subito manifestato la volontà di provvedere a una gara di appalto per l’esternalizzazione di tutto il servizio mense. Nella già citata trasmissione televisiva, l’Assessore ha parlato di “illegalità” della situazione attuale, attribuendo tale valutazione ai dirigenti ma evitando sia di fare i nomi che di citare le leggi e gli articoli che sarebbero violati da una convenzione che dagli stessi dirigenti di settore e dalla stesso segretario comunale era stata considerata perfettamente legittima.

Il tema è quindi caldo come un pranzo preparato dalla mamma e se viene trattato oggi in un momento elettorale ciò è da attribuire esclusivamente ai colpevoli ritardi del Comune che, viste le scadenze contrattuali (S.Sisto), avrebbe dovuto affrontare ben prima e con ben altra trasparenza una riforma volta a smantellare un servizio innovativo, in grado di produrre qualità e risparmi reinvestiti in servizi ai bambini nei diversi plessi.

È infatti concretissimo il rischio che la gara al ribasso si scarichi sulla qualità del servizio e sulla remunerazione dei lavoratori senza peraltro nemmeno ipotizzare eventuali abbassamenti di tariffa.

Il PD di Perugia ha sostenuto e sostiene la battaglia dei genitori a favore dei diritti dei propri bambini sostenendo che:

– un servizio delicato come quello del pasto dei bambini è un momento educativo (l’Umbria esporta sapori) e non solo alimentare, pertanto non può essere gestito con la scorciatoia burocratica di un appalto affidato con gara europea a un gestore probabilmente lontano e distratto, richiamato alla qualità solo da evidenze di etichetta previste a capitolato ma su cui è possibile “giocare” in diversi modi per avere ragione sul piano giuridico pur fornendo materie prime (queste sì, “ignote”) e sapori scadenti;

– l’attuale convenzione, formulata dal servizio competente dell’area Servizi alla persona diretta nel 2012 dagli stessi dirigenti di oggi, non era e non è illegale come invece affermato dall’Assessore, poiché il denaro della quota dei genitori viene ritornato ai comitati costituiti in associazione configurando il Comune come mero agente di riscossione: i genitori spendono cioè il oro medesimi fondi e si fidano di loro stessi;

– resta una certa sperequazione di trattamento sia economico che qualitativo per quel che riguarda il polo di San Sisto i cui risparmi (se ci fossero) non vengono reinvestiti dal Comune in servizi ai bambini ovvero riscontati nella quota mensa;

– serve pertanto individuare una nuova organizzazione del servizio capace di valorizzare l’attuale coinvolgimento dei genitori sia nell’acquisto che nel controllo, arrivando anche a centralizzare gli acquisti ma sempre sotto l’egida dei genitori che dovranno vedere potenziati anche i poteri di controllo sul servizio quotidiano.

E’ necessario contribuire e sostenere lo sforzo della città anche aiutando il Sindaco che, a seguito del Consiglio aperto di Ponte San Giovanni, preso atto della incapacità dell’assessorato a dialogare con i genitori, ha avocato nel suo ufficio le decisioni per la costituzione di un tavolo capace di offrire una soluzione tecnico-giuridica in grado di andare incontro alle esigenze sottoscritte dai genitori.

Gli stessi genitori oggi chiedono un protocollo di intesa per mettere nero su bianco la volontà politica e per evitare di trasformare un tema tutto politico (come si organizza e gestisce l’alimentazione e l’educazione alimentare dei nostri piccoli) in questione burocratico-giuridica.

Tenendo fermo il diritto alla partecipazione effettiva dei genitori in materia di scelta delle materie prime, acquisti e controllo, nel pieno rispetto della legge ed evitando qualsiasi alibi burocratico teso a svuotare un’esperienza, quella dei Comitati Mensa dei genitori, da difendere e valorizzare cercando di percorrere ogni strada utile allo scopo.

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