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Rapporto Barca, un modello per tutto il partito

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Fabrizio Barca, Liliana Grasso, Matteo Orfini e io che saluto con grande piacere l’amico Walter Tocci, ex vice sindaco di Roma, fine paesaggista e innovatore

Ho voluto essere presente a questo incontro a Roma che giudico importantissimo sotto molti profili per quello che riguarda la vita, il ruolo e il funzionamento di un partito di massa nella società odierna e in particolare nel nostro paese.

“Mafia capitale” non c’entra se non come causa efficiente per essere stato il movente della operazione.

Non solo Roma quindi, anche se ripartire dalla capitale di Italia è simbolico sul piano politico e rappresenta un modello completo per la assoluta complessità del tessuto metropolitano.

Barca ha iniziato la presentazione citando il filosofo Franco Cassano:

“Senza una radicale mobilitazione etica la politica muore. Tale mobilitazione è però soltanto una premessa, una condizione necessaria, ma non anche sufficiente. Essa deve saper innervare una politica, deve raggiungere i molti, deve cercare di capire perché i più spregiudicati riescano a vincere così spesso, e come fare per sconfiggerli, senza perdere per strada le proprie ragioni. L’appello morale, quando viene rivolto alla maggioranza degli uomini, non può guardare con sprezzo la molla dell’interesse” (Franco Cassano, L’Umiltà del male, Laterza, 2012)

Alla struttura filosofica necessaria a identificare il ruolo di un partito “utile”, è seguita l’esposizione di una doviziosa ricerca socio economica sui quartieri di Roma e sul livello di degrado esistente.

A ciò è stata sovrapposta la mappa dei circoli, la loro ubicazione e il livello di attività politica, la presenza di una sede, la capacità di reagire alle sofferenze finanziarie ecc. (I circoli si finanziano per lo più con il tesseramento, con le cene e con le feste dove si fanno, quindi il parametro di bilancio è anche uno dei criteri della attività svolta).

I circoli sono stati catalogati secondo criteri di attività e utilità della attività stessa, ovviamente confrontata con le necessità del territorio di riferimento (in un quartiere povero dove la gente rovista nei cassonetti per vivere una attività tutta basata su temi di politica internazionale potrebbe non essere quello che serve).

C’è stata una prevedibile (e prevista) reazione da parte dei militanti, in qualche caso legittima in altri un po’ più strumentale e “guidata” ma ritengo sia necessario comprendere che il giudizio che un siffatto lavoro esprime sull’operato dei circoli ha le seguenti caratteristiche:

1) esso ha carattere storico e non personale; cioè come per il principe padre dei Promessi sposi vanno accolte le attenuanti generiche di un partito da anni in perdita dei valori di cui in premessa nonchè delle peculiarità dei territori dove operano.

2) l’accostamento con la vicenda Mafia capitale è tutto di tipo mediatico e per niente affatto politico, qui si tratta di ricostruire un partito autonomo, consapevole e pertanto utile non ad aiutare la magistratura a fare quel che sa già fare ma a riorganizzare il partito su basi solide. E’ un rilancio non un repulisti.

Orfini dice di voler estendere a tutti i territori questa buona prassi, come  presidente del partito la trovo una scelta doverosa e tuttavia anche coraggiosa.

 

 

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