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Braccio e il Medioevo? Meglio puntare sulle mura etrusche – una mia intervista sul Corriere dell’Umbria sulla vicenda rievocazione storica a Perugia

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bracciodi Sabrina Busiri Vici

“Diciamolo: non è solo la città a essere completamente disinteressata al progetto della rievocazione storica, ora le critiche arrivano anche all’interno dello stesso comitato scientifico all’opera sul progetto. Lo dimostrano le parole dell’ex soprintendente Giordana Benazzi (vedi intervista uscita ieri sul Corriere ndr). Siamo al paradosso”. Nicola Mariuccini, respoanbile saperi e innovazione del PD provinciale, sbotta sul progetto promosso e sostenuto dall’assessore comunale alla cultura Teresa Severini di far rivivere nel centro storico perugino il Medioevo e, in particolare, le gesta di Braccio Fortebraccio di cui il prossimo anno cade anche l’anniversario del sesto centenario (battaglia di Sant’Egidio, 12 luglio 1416).

Mariuccini, lei parla a titolo personale o rappresenta una parte della città?

“Parlo a nome dei tanti che sono esterrefatti all’idea. Non ho dubbi: non c’è associazione, quartiere che sia realmente interessata”.

Eppure l’idea potrebbe avere buoni riscontri sul piano non solo culturale, ma anche turistico, no?

“Per averli davvero devi essere il Palio di Siena, i Ceri di Gubbio, la corsa dei Tori di Pamplona altrimenti sei destinato a essere uno dei tanti prodotti confezionati in vitro che non creano o possono creare alcun interesse culturale, tanto meno turistico. Le rievocazioni storiche sono manifestazioni che devono nascere dal basso, dalla comunità laddove ne senta l’esigenza, non devono essere imposte, come sta avvenendo qui, dall’alto, in maniera ideologica. E se a Perugia qualcuno ne avesse sentito la necessità la festa si sarebbe già fatta. Non credo sia una assenza casuale”.

E’ vero, l’idea viene dall’assessore Severini, ma se l’investimento fosse così importante da far diventare il progetto largamente inclusivo?

“Sarebbe solo un rischio per le casse di palazzo dei Priori e per i perugini”.

Anche per l’entità della spesa?

“L’assessore dice che non saranno usate risorse in arrivo dai fondi ricevuti per la nomina di capitale italiana della cultura 2015, ma nel progetto presentato al Ministero la voce rievocazione storica è stata inserita. Non mi sembra proprio che ci sia chiarezza su questo fronte. Altrimenti, poi, dove si vanno a reperire queste risorse?”.

No, dunque, a Braccio Fortebraccio. Secondo lei che alternative varebbe la pena percorrere?

“Trovo davvero singolare che si investano risorse ed energie cittadine su un tema di valenza culturale discutibile mentre langue il progetto di Perugia capitale della dodecapoli etrusca riconosciuto dall’Unesco, in cui abbiamo delle autorità in materia di rilevanza internazionale, come il professor Torelli, pronte a sostenere la missione”.

Lei parla addirittura di valenza culturale discutibile. Perchè?

Non sono il solo. Proprio per la centralità data alla figura di Braccio, un capitano di ventura, un mercenario che ha fatto della forza, dell’oppressione e dell’astuzia le sue armi vincenti. Penso che tutto questo non rappresenti un esempio da seguire per le nuove generazioni.

Vuol dire, dunque,  perché non puntare su quello che abbiamo già come il XX Giugno?

“Già, non è affatto vero che Perugia non ha mai valorizzato la sua storia: abbiamo appunto il XX Giugno, una data molto sentita che contiene un concetto di libertà emblematico, perciò varrebbe la pena potenziare questa specificità incrementando i momenti di condivisione intorno a questa data e trovando un maggiore coinvolgimento delle scuole”.

La città del fronte del “no” come intende muoversi al varo del business plan redatto dall’assessorato?

“Promuovendo alternative che, come abbiamo detto, non mancano. E nel caso si vada avanti lo stesso, la città si limiterà a snobbare la festa e i suoi fuochi”.

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