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Giuseppe Castellini, Fabrizio Barca e la stazione della storia

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Il direttore de Il giornale dell’Umbria, Giuseppe Castellini ha manifestato sul suo giornale una posizione fortemente critica riguardo alla battaglia che i genitori stanno facendo contro l’esternalizzazione delle mense dei bambini.

Conosco Castellini da lungo tempo ormai e so del suo approc

cio saldamente liberale e privatistico al tema della gestione dei servizi statali e della cosa pubblica. Dice queste cose sin dai tempi delle sue esperienze in una storia di partito fatta insieme per un periodo.

Voglio quindi sgomberare il campo da questioni avanzate sulla sua eventuale mancanza di autonomia di pensiero (a parlare é chiaramente la sua testa e la sua storia personale).

Mi interessa invece cogliere questo pretesto per una riflessione sulla storia e quindi sul futuro della cittá che oggi viene in ballo proprio riguardo ai perugini di domani, quei bambini che oggi vedono la cittá dal basso delle loro altezze ma proprio per questo sono costretti e costringono i grandi a guardare in su tenendo sempre la testa alta e lo sguardo rivolto al futuro.

Caro Giuseppe, la sfida è seria ed ha il sapore della storia, ma se è vero che la storia assomiglia quasi sempre a un treno che corre ad alta velocità congiungendo stazioni in un percorso fisso, è vero anche che a volte basta una sola traversina, che smette di fare il suo dovere, perchè il treno deragli e il danno che ne deriva possa fermare per sempre il corso e la corsa della storia, imponendo un scambio, una variazione di percorso e di prospettiva delle comunitá.

Fabrizio Barca che è un uomo illuminato, un dirigente pubblico fra i più capaci d’Europa e con una spiccata predisposizione alla innovazione e alla elaborazione politica, ha studiato nella vicenda di Roma i rapporti fra pubblico e privato e li ha messi a confronto non per dare un giudizio su quel che è accaduto, ma con l’ambizione di capire cosa ha funzionato e cosa non ha resistito al tempo e la frase che ho riportato all’inizio ci parla del tema di oggi.

La teoria contrattualistica che sta alla base del rapporto d’appalto e che nel caso dei servizi sociali si basava sulla disponibilità economica del pubblico e sul primato etico del mondo coperativo (due condizioni che oggi non reggono più non almeno nelle forme assolute e apodittiche di prima) non assicura più vantaggi ai cittadini.

La teoria attribuita alla Thatcher che la societá non esiste ha finito per consolidarsi negli anni rendendo i cittadini e i contrubuenti sempre meno disponibili a investire risorse, fra l’altro sempre calanti sui servizi sociali, considerati nella loro dimensione filantropica (e quindi un lusso) e non in quella di vero e proprio fattore dello sviluppo.

Il mondo cooperativo è in una fase di ripensamento poichè la teoria contrattualistica di cui sopra ne ha fatto un mero agente, valutato sul piano della struttura giuridica e non della natura etica di soggetto non profit e quindi adatto a gestire servizi per utenti giuridicamente non capaci.

Ecco che i principi della sussidiarietá orizzontale non hanno retto al tempo e hanno oggi bisogno per reinverarsi e di fare aggio sul volontariato per essere efficaci, altrimenti non c’è buon appalto che tenga, i risparmi di gara si scaricheranno sui soggetti deboli: utenti disagiati e lavoratori.

In questo quadro si inserisce il caso Perugia, una realtá felice per storia positiva di coinvolginento genitoriale, una buona prassi che lascia da decenni nei bambini e nei genitori il ricordo di una esperienza eccezionale, fra l’ altro invidiata e studiata con interesse da altre realtá e promossa da tante associazioni di consumatori dedite alla sperimentazione e alla innovazione.

La sfida vera che i genitori lanciano alla cittá è quella dell’innovazione non del privilegio, è quella del pasto dei bambini come momento educativo e di formazione di capitale umano  (l’Umbria è una terra che esporta sapori),  non come rispetto di un capitolato.

L’ invito che faccio a un liberale sincero come te Giuseppe, è quello di non limitarti a dare la parola ai genitori magari per una replica, ma di andare a conoscere personalmente questa realtá straordinaria.

Il valore cittadino di questi genitori e della ricchezza dei saperi contestuali che esprimono è enorme e oggettivamente nemmeno paragonabile alla pochezza messa in campo dal Comune su questo fronte.

La ricerca e il confronto con le altre cittá che i genitori hanno praticato si è infranta sul muro di un capitolato giá pronto da quasi un anno ormai e a nulla è valso il confronto fra le parti perchè tutto era giá deciso, altro che difetto di comunicazione.

Il Sindaco ha deluso perché aveva intuito la necessità del governo civico ma non ha saputo attuarlo, per mancanza di coraggio e di collaboratori all’altezza del compito, poichè serviva fantasia e confronto e non scolastica prassi tecnocratica, per giunta datata.

L’assoluta carenza di appartenenza a reti nazionali ed europee e l’isolamento culturale ed elaborativo di questa esperienza amminstrativa richiede però anche il PD (che invece queste caratteristiche le ha) uno scatto, un colpo di reni.

Se si lavora per Perugia non serve continuare a far parlare in modo campanilistico le insegne delle stazioni poste su un binario dove il treno non passa più.

Oggi stare con i genitori, appoggiarli nella lotta, non è mera opposizione ma è investire sulla Perugia che sa e che sa guardare lontano,con la voglia di esplorare e con la responsabilitá del “lampadiere” di Tom Benettollo.

1 comment to Giuseppe Castellini, Fabrizio Barca e la stazione della storia

  • LAURO

    A prescindere dall’appartenenza partitica, gli amministratori pubblici dimostrano sempre più la loro “pochezza” circa le capacità per il ruolo a cui si sono proposti. Parole che saranno bollate come “espressione qualunquista” di chi magari non ha avuto esperienze in materia…facile!! Lo riconosco: per me è semplice dare questi giudizi ma non posso che biasimare ferocemente colui o coloro che smantellano un meccanismo che da molti anni ha dato risultati sempre più positivi, tanto che altri soggetti hanno ritenuto di prenderlo a modello, solo per dimostrare….che cosa? Che si cambia perché oggi ci sono io? Che il mio giudizio è negativo ed inappellabile perché quel tipo di organizzazione è stata concepita dalla parte politica avversa? E i cittadini? Tra coloro che soffriranno questa scelta assurda, si troveranno anche chi li ha votati! Ma questo non lo avrei dovuto nemmeno accennare, perché sarebbe tempo che coloro che vincono le elezioni, quale esse siano, devono rendersi conto che sono gli amministratoti di TUTTI e a quel punto vanno considerati gli interessi della Comunità: TUTTA. Chissà quando succederà……….?

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