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Mostra di Panza mostra di sostanza – ma serve una bussola

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Jonathan Seliger, born to shop

Sono andato a vedere la tanto discussa mostra “La percezione del futuro” che raccoglie una selezione della collezione Panza di Biumo, in un pomeriggio perugino in pieno svolgimento di Umbria Jazz.

Nel mentre tutto d’intorno impazzavano i turisti e gli avventori dei tanti concerti della fortunata edizione 2015 di UJ, il museo di Palazzo Penna era vuoto.

Il popolo di UJ ha, in generale, una certa predisposizione all’arte e se non si reca nel centralissimo Palazzo Penna un qualche limite ci deve essere.

Dall’inizio: il titolo del post suggerisce già il riconoscimento di una notevole qualità della mostra, sia sul piano dei grandi artisti presenti, con opere rappresentative fra l’altro, sia sotto il profilo dell’allestimento, ben curato e teso a riprodurre la filosofia del collezionista (Giuseppe Panza di Biumo), esperibile analizzando le forme di Villa Panza, di cui Wim Wenders ha avuto parole di  raffinato encomio.

La cifra alla fine stanziata per la mostra (ben di meno del previsto) non  ha permesso sfarzi (e questo forse alla fine diventa un limite su un piano relativo), tuttavia la selezione minimale che si è potuta fare è stata operata all’insegna del buon gusto.

La mostra è stata presentata come un evento turistico di rilievo ma è del tutto evidente già da oggi che non lo sarà, ciò non solo per la scarsa adesione di utenza ma anche perché essa stenta a far parlare di sé, priva come è di supporto convegnistico e di eventi ancillari atti a divulgarla e a spiegarla.

Le visite guidate sono molto rarefatte (una alla settimana) e le opere sono illustrate in modo minimale; alla fine il visitatore medio stenta a capire, anche perché non è previsto che debba capire.

Ho avuto la fortuna di essere accompagnato da persone esperte ed appassionate ma ho avuto la sensazione che chi entri da solo in sala Nonas, per esempio,possa avere qualche difficoltá a comprendere il livello di astrazione e di ricerca di una “substantia” in cui gli oggetti e la materia sono chiamati, non più a parlarci o ad ad attirare l’attenzione come nel più immediato e “adorabile” Seliger, ma ad obbligarci a capire e sostenerci nella ricerca interiore.

Ho intenzione di recarmi al più presto a Cittá di Castello per vedere le opere degli artisti riuniti nel convegno Rendez vouz des amis, tenutosi in fine di giugno, dove sono state programmate visite guidate  con cadenza oraria nello spirito divulgativo dei contenuti artistici e dell’impiego di giovani professionalitá.

In sintesi: la mostra non ha un valore turistico poiché manca di tanti supporti comunicativi a contorno;

sul contenuto culturale si potrebbe ipotizzare la volontá di innalzare l’asticella del centro di Palazzo Penna, magari cercando di fare sforzi per inserirlo, nel tempo, in un circuito di alto profilo che possa, nel medio lungo periodo avere anche ritorni in termini turistici (di elite ma non solo) soprattutto se messe a circuito con altri importanti eventi di richiamo.

In questa ipotesi tuttavia andrebbe previsto un investimento pluriennale, corposo e progettato, di cui andrebbe con orgoglio messa a parte l’intera cittadinanza.

In ogni caso la strada da perseguire non può essere quella fin qui battuta dell’isolamento culturale e istituzionale: senza sinergie regionali e nazionali gli eventi tendono a restare sul posto, segnano il passo e non rimborsano gli investimenti sotto nessun profilo nè culturale nè tantomeno turistico.

 

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