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Cocoricò: “Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”

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guarda la fotografia
sembra neanche un ragazzino
io son quello col vino
lui ? quello senza motorino
guarda la fotografia
sembra neanche un ragazzino
io son quello col vino
lui ? quello senza motorino
la fotografia la fotografia la fotografia
tutto il resto ? facce false della pubbliciteria
tutto il resto ? brutta musica fatta solamente con la batteria” E.Jannacci

 

 

Il questore di Rimini ferma il Cocoricò per 120 giorni, stagione finita.

Dopo anni di evasione fiscale conclamata chiude perché gli viene riconosciuta una responsabilità nella vicenda legata alla morte del ragazzino di Città di Castello.

La proprietà del gruppo si era già “distinta” per avere citato il giovane reo confesso spacciatore per danno di immagine, cercando con questo gesto di dubbio valore etico ed estetico di scaricare una responsabilità “storica”, relativa cioè a un fenomeno di rilevante pericolosità sociale, sulle fragili spalle di una pedina marginalissima e periferica di un sistema che è, a tutti gli effetti, considerabile un vero e proprio impero dello sballo.

Il fatto di sostenere che la droga venga venduta fuori se può, sul piano giuridico emancipare dalla responsabilità diretta, non può in alcun modo assolvere il Cocoricò, che sul consumo di queste sostanze e sugli effetti che ne derivano, ha costruito una vera e propria multinazionale.

La discoteca potrà anche dichiararsi “terzo” ma non certo di “buona fede”, riguardo alla salute dei suoi clienti più o meno giovani che essi siano.

Questi santuari della cultura dello sballo investono quantità ingenti di capitali, accumulati di certo non pagando le tasse e poi chissà, richiamando su di sé l’immagine di vera e propria casa della “generazione di sconvolti” di cui è conclamato centro di livelo internazionale.

Stante il numero degli avventori e l’elemento fortemente simbolico che rappresenta per tutto un mondo e un modo di vivere ormai accettato quanto pericoloso, è chiaro che la ordinanza di chiusura sta sollevando molte polemiche da parte di chi bolla come “inutili”, “demagogici” o addirittura “sbagliati” questi provvedimenti volti a colpevolizzare una delle tante imprese “dove c’è gente che lavora” invece di prendersela con i genitori ovvero con le istituzioni, con il governo e altri capri espiatori tipici di certi discorsi (non ho sentito ancora evocare le scie chimiche ma diamo tempo al tempo).

Questo tipo di giustificazioni a mio giudizio spaziano dall’eccesso di tolleranza, alla incapacità di reagire e di trovare soluzioni, a momenti di vero e proprio laissez-faire.

Il prefetto di Rimini,Giuseppa Strano invece dice cose nette e condivisibili a mio giudizio: «Ciò che è accaduto al Cocoricò, con la morte di un giovanissimo, è qualcosa che non si deve ripetere.In generale va aperta una riflessione a cui sono chiamati tutti, le famiglie, le istituzioni, gli educatori, le confessioni religiose – ha detto – perché si è passato il segno. È un problema principalmente di valori».

Perché iniziare dal Cocoricò allora? E’ solo un caprio espiatorio oppure è realmente colpevole, sia nella vicenda specifica che in quanto centro prorulsore di una cultura devastante per la salute presente e futura dei giovani?

Per rispondere si può dare una occhiata a ciò che la stessa discoteca dice di sé nel proprio sito: “I superclub europei e mondiali, e il Cocoricò è uno di essi, basano il proprio carisma sulla capacità di saper giocare oltre le regole creandone di nuove“.

Il Cocoricò dunque non è una semplice e qualsiasi discoteca, che a seconda della convenienza può dirsi la numero uno oppure nascondersi dietro il dito di uno dei tanti locali da ballo, ma si presenta e si percepisce come un vero e proprio creatore di mode e comportamenti; da ciò ne deriva che il ruolo nella vicenda è ben maggiore rispetto ai singoli soggetti che elenca il prefetto per cui Sì, è giusto cominciare da li.

Se poi vogliamo considerare l’arretramento degli ultimi anni degli investimenti privati e sociali legati alla riduzione del danno allora la responsabilità “storica” tende a esasperarsi.

Trincerarsi dietro le leggi “è illegale quindi non si devono fornire servizi a chi sbaglia” è una formula irresponsabile e di comodo, buona per non farsi carico del problema e non spendere un euro per realizzare aree di compensazione  termica e acustica, funzionali a scaricare il fisico degli assuntori dalla pressione ambientale che caldo e decibel gravano su chi ha ingerito una o più dosi di Mdma.

Non sfugge a nessuno fra l’altro che per certi comportamenti dissacratori, eccentrici e trasgressivi, il desiderio del proibito è ulteriormente acuito dalla presenza di leggi che li vietano, soprattutto se poi per motivi vari, le leggi non vengono mai applicate e non ci sono mai sanzioni per nessuno.

Se la chiusura del Cocoricò è l’espressone di una volontà di invertire il fenomeno, allora il provvedimento è accoglibile in toto e si potrebbe magari anche provvedere a un patteggiamento, chiedendo alla discoteca di mettere a disposizione il suo potenziale di generatore di cultura e mode per invertire la dinamica dello sballo a oltranza e tornare a fare divertimento in modo più salutare.

Se ci si crede e si genera consenso dietro operazioni di carattere culturale, educativo e sanitario forse si può ancora fare qualcosa, che non sia mera e sterile repressione o scaricare le responsabilità sulle famiglie, in modo poco nobile peraltro, come ognuno in cuor suo sa anche se professa doti da educatore integerrimo di matrice elisabettiana.

Altrimenti si può ricorrere a una più lieve e apotropaica frase da social network sul genere “mio figlio mai”, credendo anche di fare bella figura

2 comments to Cocoricò: “Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”

  • Ciao Nicola,
    penso che ció che hai scritto sia più che condivisibile! In Italia lo sport preferito è lo scarico di responsabilità. Non è mai colpa di nessuno, sono solo e sempre disgrazie accidentali. È ora di farla finita con questo tipo di mentalità ipocrita e iperindividualista. Una responsabilità oggettiva esiste sempre ed in questo caso la discoteca ha delle responsabilità piu che oggettive.
    Un saluto,
    Paolo

  • LUCIA

    CHE SIA MORTO UN RAGAZZINO PER DROGA DENTRO IL LOCALE OVVERO ANCHE FUORI SE LA DROGA è STATA ASSUNTA NEL LOCALE, INTEGRA QUANTO MENO UN CONCORSO DEI GESTORI CON LO SPACCIATORE NEL REATO DI SPACCIO, POSTO CHE I GESTORI HANNO L’OBBLIGO GIURIDICO DI SORVEGLIARE, CONTROLLARE E DI EVITARE CHE VENGANO COMMESSI REATI ALL’INTERNO DEL LOCALE (SPACCIO DI DROGA) E POSTO CHE NON IMPEDIRE UN EVENTO CHE SI HA L’OBBLIGO GIURIDICO DI IMPEDIRE EQUIVALE A CAGIONARLO. Bisognerà VEDERE COME VERRà FORMULATO IL CAPO D’IMPUTAZIONE PROVVISORIO.
    PERTANTO, IN SEDE DI INDAGINI PRELIMINARI IL PUBBLICO MINISTERO, QUALORA NE RICORRANO I PRESUPPOSTI (PERICOLO DI INQUINAMENTO DELLE PROVE, PERICOLO DI FUGA, PERICOLO DI REITERAZIONE DEL REATO), Può CHIEDERE AL GIUDICE DELLE INDAGINI PRELIMINARI L’ADOZIONE DI UN PROVVEDIMENTO CAUTELARE INTERDITTIVO, COME QUELLO DI VIETARE TEMPORANEAMENTE L’ESERCIZIO DELL’ATTIVITà IMPRENDITORIALE, ADOTTABILE PER REATI CON PENA EDITTALE SUPERIORE NEL MASSIMO A TRE ANNI.

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