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Rondolino e D’Alema – “E’ solo un film in bianco e nero visto alla TV”

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dalema-e-rondolino-1997-image8Leggo con un po’ di noia e un velo di tristezza l’articolo di Fabrizio Rondolino su l’Unità dal titolo Caro D’Alema, forse è davvero giunto il momento di salutarsi, “una lettera che il vento sta portando via

Non so davvero a nome di chi parli Rondolino (non il mio) e soprattutto non capisco perché parli lui di questa cosa.

Non ho mai amato D’Alema, ho avuto però ruoli politici nei DS e quindi la mia storia politica si è spesso incrociata con quelle idee.

Si è incrociata anche con un gruppo di persone che “vengono chiamati dalemiani con disprezzo e invece è solo gente che fa quello che gli si dice” e con cui ho lavorato insieme con impegno e passione le tante volte in cui comunque ci si trovava d’accordo, per rispetto dei nostri valori comuni e dell’appartenenza al partito.

La parabola della sinistra blairiana in Europa è stata interrotta all’improvviso dalla “Crisi peggiore della storia” (definizione FMI) e “la storia da torto e da ragione“.

La”Lehman crisis” punta oggi il dito accusatore su tutti i protagonisti della storia degli ultimi vent’anni, senza risparmiare nessuno, mettendo tutti, chi ha fatto e chi non ha fatto abbastanza, chi ha parlato e chi ha taciuto, chi poteva e chi non ha potuto, nel tritacarne di un giudizio che oggi sembra politico ma che in realtà è già storia

E’ comprensibile la volontà di D’Alema, che continua a parlare di quegli anni con la voglia di spiegare le ragioni di tante ambizioni, di tanto coraggio e di tanti fallimenti.

Tuttavia da uomo che ha condiviso, seppure in modo spesso crtitico,  una parte di quella esperienza, avrei bisogno del conforto di un giudizio storico supportato da una sistematica e fredda ricostruzione dei fatti.

Con tutto il rispetto, ma Rondolino ha fatto un po’ troppa Santanchè per parlare di Massimo D’Alema e della storia della sinistra blariana in Italia.

 

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