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#accesso a internet per tutti, #uguaglianza e #democrazia – la svolta Enel(la) banda larga, la riluttante Telecom nell’angolo

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bandalargaNel giorno in cui a Perugia,nel corso del Festival del giornalismo 2016, Stefano Rodotà, Anna Masera, Luca Debiase e Guido Scorza, parlavano dei nuovi diritti umani legati all’accesso alla rete, parlando del libro Internet i nostri diritti ed. Laterza, parlando della DICHIARAZIONE DEI DIRITTI IN INTERNET e collegando “ad ogni parola un diritto” (#accesso, #netneutrality, #democrazia …), a Roma il governo presentava il formidabile piano per la banda larga del paese.

Perugia rientra nel ristretto novero delle città pilota, sarà cioè fra le prime ad essere servite dall’intervento dell’Enel che prevede l’installazione di impianti digitali in tutte le case degli italiani, sfruttando il fatto che la stessa Enel aveva già in animo di montare nuove apparecchiature per il controllo della propria rete elettrica; aggiungere la fibra ottica era pertanto molto facile.

Dopo le incertezze iniziali in cui l’amministrazione comunale aveva rischiato qualche scivolone, oggi la Perugia ultradigitale viene attuata dal governo Renzi, che dopo quasi due lustri in cui in Italia si è pestata abbondante acqua nel mortaio, trova la chiave di volta; una chiave che tuttavia chiude la Telecom in un angolo della storia.

La Telecom alla fine degli anni 90, su impulso del governo D’Alema si era dotata di un ambizioso e brillante progetto che aveva il compito di scompaginare il monopolio televisivo, detenuto da Berlusconi nell’etere, aprendo alla TV via cavo con il canale televisivo Stream, sostenuto da un capillare progetto (Socrate)  di cablaggio urbano.

Per raggiungere questo ambizioso fine, la Telecom fu affidata a Colaninno. che deteneva la maggioranza di Olivetti e che mise a segno un’ OPA di proporzione storiche, acquisendo un gruppo di circa cinque volte più grande.

La storia ci racconta come finì la corsa, la sconfitta del centrosinistra alle regionali del 2000 e le conseguenti dimissioni del premier D’Alema rappresentarono un’autentica caporetto per i progetti di cablaggio del paese e la Telecom fu acquisita dal meno bellicoso Tronchetti Provera che iniziò a concentrarsi sul lucroso business della telefonia cellulare che consentiva ampi dividendi e basse necessità di investimento; l’illuminatissimo piano di D’Alema divenne una caporetto che chiuse il paese nel buio della 56k: in un colpo solo l’Italia aveva perso l’Olivetti e i piani di sviluppo della sua maggiore azienda ITC.

Dopo aver ritirato i ponti anche dal Brasile, negli anni la Telecom si è ristretta sempre di più e con essa, prima le ambizioni e poi le possibilità per il paese di tenere il passo con lo sviluppo civile ed economico, fino ad arrivare alle attuali condizioni inaccettabili di fanalino di coda d’Europa.

Fino a pochi mesi fa il mantra di Telecom era “gli italiani non ci chiedono la banda larga”, dichiarazioni del genere sono state fatte da diversi manager di diversa importanza e che attestano la condizione di un paese che era destinato a ripiegare sui livelli culturali e tecnologici dei programmi Mediaset; il conflitto d’interesse di Berlusconi, aveva compiuto fino in fondo il suo funebre compito.

Oggi il governo sfrutta le capacità di investimento di ENEL per ribaltare in poco tempo i fallimentari parametri italiani e puntare dritto agli obiettivi europei del 2020, 100% di territorio coperto e circa il 50% dei cittadini connessi.

Il piano banda larga parla da solo di temi come #accesso (abolizione delle discriminazioni), #democrazia (diritto ad avere diritti) , #uguaglianza (Net neutrality, tutti i dati su internet sono uguali).

Per la sinistra è una opportunità sostanziale anche se tocca a Romizi realizzarlo, mi pare davvero il caso di dare una mano.

 

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