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Turreno – quello che davvero manca alla città

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Lunedi scorso al bar Turreno, a Perugia, abbiamo organizzato un dibattito importante per la città.

Si è parlato della storia e soprattutto del futuro di un prestigioso teatro del centro storico che da tanti, ormai troppi anni ha chiuso i battenti e che ha visto nella sua vita eventi di primissimo piano per la vita culturale della città.

L’incontro è stato proficuo e partecipato da tanti cittadini e soprattutto dalla gran parte degli operatori culturali e organizzatori di eventi della regione, tanto che l’assessore del Comune ha parlato di prima vera riunione per la partecipazione di questo progetto di recupero urbano.

Nei ricordi di tutti i perugini ce ne è almeno uno legato al Turreno; io personalmente ne ho tanti, nella relazione introduttiva di lunedi ne ho citato uno per tutti: il concerto di David Sylvian e Robert Fripp, organizzato da Sergio Piazzoli che ci ha lasciato proprio mentre si stava impegnando in prima persona per ritornare alla città questo spazio artistico ubicato nel cuore del centro.

La Storia

Il Turreno nasce come modesto teatro in legno e nel 1889 al cospetto di un notaio perugino si presentano l’avvocato Alessandro Bianchi e il Sindaco Rocchi che cede la proprietà del comune dietro l’impegno del Bianchi di realizzare un teatro di cui il comune si riserva l’uso dell’intera fila di mezzo dei palchi (il Turreno era un teatro a palchi nella prima metà del ‘900).

Negli anni ’50 gli eredi dell’avvocato Bianchi eseguono dei lavori di ristrutturazione, abbattendo la struttura a palchi per realizzare  la configurazione attuale e, con essa, il diritto d’uso del Comune che convoca, nella persona dell’allora assessore Ilvano Rasimelli, la proprietà inducendola a un indennizzo che prevede la donazione al comune di un terreno presso la Cupa su cui il comune costruirà un’area verde pubblica.

Oltre all’area verde il comune si intesta un nuovo diritto d’uso del teatro stesso consistente nell’assegnazione di due palchi il 4 e il 6 e di 10 + 10 posti di ogni spettacolo.

Nel 2009 dopo i fasti legati soprattutto all’uso del Turreno, da parte di Piazzoli con la sua “Canzone d’autore”, il teatro come detto chiude, lasciando in città un vero e proprio buco funzionale sul piano degli spazi.

Cosa manca in città

Ma cosa manca davvero a Perugia? Qual’era la funzione peculiare che non si riesce a ricostruire e a cui invece tutto il pubblico di cittadini, semplici appassionati e di tanti operatori culturali ha fatto esplicito riferimento?

Il Turreno era un luogo dove si potevano organizzare eventi di altissimo valore culturale e di medio alto richiamo poiché coniugava, l’ampia disponibilità di posti con una acustica perfetta che consentiva il perfetto godimento della musica, delle voci, degli spettacoli.

Dopo una parentesi non positiva e non breve, in cui sembrava che il teatro dovesse essere declassato a luogo commerciale e parcheggio, con l’intervento della Fondazione Cassa di risparmio e della Regione dell’Umbria il teatro viene acquistato da una mano pubblica e rifunzionalizzato secondo criteri e destinazioni consone alle sue origini.

La delibera comunale (i due scenari)

Il Comune di Perugia, ieri rappresentato dall’assessore Michele Fioroni, ha illustrato lo studio di fattibilità operato da una azienda specializzata.

Fioroni ha parlato di una delibera adottata dal Comune di Perugia con cui si prende atto dello studio citato che evidenzia due scenari possibili: il primo che mantiene la attuale capienza di posti (circa 1400) e il secondo che prevede una capienza ridotta e modulare.

Pur essendo riportata in delibera, la difficoltà che la riapertura di uno spazio di circa 750 posti come quello che si avrebbe nel  caso della seconda opzione comporterebbe e che sono riassumibili in:

  • l’aggiunta di uno spazio di capienza già esistente rispetto ai diversi contenitori già operativi e in fase di riapertura;
  • il posizionamento della nuova struttura su un quadro strategico e di offerta già coperto e pertanto in tutto concorrenziale con gli altri.

La terza via

L’ipotesi di studio sembra aver puntato tutto sulla sostenibilità finanziaria dello spazio in sé senza valutare la visione cittadina che invece il Comune dovrebbe rispetto alla diversificazione strategica dei diversi luoghi della cultura.

Aggiungo che l’amputazione di un valore esistente come quello della attuale capienza del Turreno sarebbe una scelta definitiva di cui potremmo avere a pentirci; il buon senso vorrebbe prima di tagliare di esperire altre ipotesi che magari contemperino la massima capienza in un ottica a sua volta modulare.

Tutto il pubblico presente ha aderito alla proposta che, a partire dalla mia introduzione fino alle parole dei segretari regionale e cittadino, il PD ha espresso chiaramente e cioè di fare tutto il possibile per riavere la disponibilità di uno spazio da 1400 posti, perché “il più contiene il meno ma il meno non contiene il più”.

Mentre l’assessore del Comune di Perugia è rimasto sulle posizioni della delibera confermando sia l’impostazione tecnica che l’indisponibilità a cofinanziare il progetto per motivi di difficoltà finanziarie dell’ente, la Presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini ha incalzato il Comune  nel dare ascolto alla piazza convenuta all’incontro e anche di prevedere un contributo integrativo a carico del Comune stesso.

Lunedì si è avuta la dimostrazione di come sia possibile portare a governo i problemi e al contempo fare opposizione nell’interesse della città e della cultura.

di seguito la rassegna stampa dell’incontro:
tuttoggi_turreno
u24turreno
turreno_NCN
turreno

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