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La scelta – un romanzo di Giovanni Dozzini – Nutrimenti 2016

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imagesLa scelta è un titolo folgorante per un romanzo.

Quando in libreria ti piomba all’occhio un libro con un titolo del genere, la mano si allunga per afferrarlo, soppesarlo, guardarlo con cura e attenzione come se la scelta ci riguardasse, come se fosse un nostro problema prima ancora di sapere di che cosa si tratti.

Nella storia personale di tutti il peso di una scelta è, o ha rappresentato, un momento determinante della vita: il rimorso per una scelta sbagliata, l’ansia per una ancora da compiere, la certezza e la pena per un errore che ha segnato la nostra vita, l’orgoglio per averne azzeccata una, il peso della responsabilità se la scelta riguarda anche altri.

In un mondo che ha culturalmente perso fiducia nella capacità dell’uomo (inteso come intelligenza collettiva) di cambiare il corso degli accadimenti, nel mezzo come siamo di onda culturale “estetica” in cui, il ricorso all’aggettivo mitico mette al riparo (e a riposo), ognun nel suo intimo, dalla necessità di prendere decisioni, un titolo come La scelta inquieta e insieme richiama al senso di responsabilità e anche un po’ al senso di colpa forse.

Potremmo passargli lontano e di certo se incontrassimo questo libro per strada o al centro commerciale lo faremmo, come davanti a un banchetto per una sottoscrizione, ma la libreria è un luogo dove si va un po’ per farsi male, per fare quello che non si fa mai, che non si fa più, per essere quello che ci piacerebbe che fossimo quindi… prendiamo in mano il libro.

E’ una vicenda storica, questo già ci mette sollievo perché evidentemente qualcuno già l’ha fatta e non tocca a noi farla o prendere posizione.

E’ ambientata durante la guerra e coinvolge un gruppo di ebrei rifugiatisi a isola maggiore del Trasimeno, durante l’occupazione nazista e anche questa è una bella notizia, perché la scelta sembra facile. Chi non saprebbe chi scegliere fra nazisti ed ebrei?

Dopo l’ansia iniziale quindi, la situazione si fa interessante e non solo perché ci sentiamo un po’ in pace, non solo perché possiamo occuparci di una scelta a cuor leggero come di una cosa che interessa qualcun’ altro, che non ci riguarda, ma anche la fattura del libro è davvero rilevante, la copertina, la carta, l’attenzione al carattere di stampa. Insomma lo compriamo, ce lo portiamo a casa.

Gli umbri la vicenda, realmente accaduta, la conoscono; sono state fatte ricerche storiche e riduzioni teatrali di questi accadimenti ma l’ipotesi di un romanzo ci consente di approfondirla in una dimensione lenta, “estiva” nel senso di senza incombenze di tempo, fretta e altri mali domestici e quotidiani.

Il libro non delude, la scelta di comprare e leggere La scelta si rivela azzeccata, ci consegna momenti personali, “nostri”, ci permette di indignarci nel nostro intimo e di perdonarci per aver detto “ha fatto bene!” l’isolano che si ribella al capetto nazista che ispeziona casa per  non aver rispettato il lavoro fatto da sua moglie, con le sue proprie mani, calpestando ferri e gomitolo.

Quando per questo, per questa scelta, il padre di famiglia viene freddato con un colpo alla testa davanti ai familiari attoniti, allora capiamo che ci sono momenti della storia dove una parola detta o taciuta possono diventare di colpo, di un sol colpo, il velo di demarcazione che separa la vita dalla morte.

Le parole in certi momenti hanno più valore di una “leonata” da tastiera in un commento sui social, in certi momenti si muore davvero per un gesto di orgoglio e di libertà, si muore si, con le braccia abbandonate senza vita fuori dalla ringhiera del terrazzino di casa, si muore.

La vita sull’isola scorre lenta e tutta uguale, come se non si sapesse, se non lo sapessimo noi, se non lo sapesse l’autore, se non lo sapessero i protagonisti, che quelle giornate, quelle ore e finanche i minuti, stanno segnando la rapida e ineluttabile fine della guerra, il ribaltamento di ciò che è stato, forse la fine delle fortune dei gerarchi fascisti locali, dei furbetti e dei lacchè.

Gli isolani sono forse ignoranti ma sanno la verità, la dimensione circoscritta dell’isola sembra rendere facile la solidarietà e la vicinanza umana ma la paura del colpo di coda dei nazisti in ritirata si insinua fra gli abitanti, e anche la scelta più facile diventa pesante, diventa un momento in cui gli eroi sono null’altro che persone umane, di una umanità storica diremmo.

Chiudiamo l’ultima pagina del libro sollevati e contenti della piccola grande scelta di aver letto le pagine di Giovanni Dozzini che è narratore asciutto e ad emotività sorvegliata, sta sempre con noi Giovanni durante tutta la vicenda ma senza paternalismo e con grande leggerezza.

Bella storia

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